ANDANTE: tela più bella, liscia e morbida.
BRENTA: recipiente in legno a doghe con scarico laterale, chiuso con un bastone su misura.
BULA: la buccia che copre le spighe del lino.
CARPIDE: fibre tessile di lino o canapa che si ottengono dopo la pettinatura.Lo scarto serviva per fare i lenzuoli delle corde, tappeti, grembiuli, sacchi per la ferina, strofinacci per la cucina, piccole tovaglie per la tavola (detti mantili).
CAVÀ: togliere; levare la pianta una per una.
COLADOI: lenzuolo di tela resistente con tela fitta che serviva come filtro per la cenere e si sarebbe poi ottenuta la lisciva.
CORLO: arnese fatto di legno per disfare le matasse di lino, canapa e lana per poi fare i gomitoli pronti per portare alle donne che avevano il telaio per la tessitura. A Mezzano c’erano 8 telai mentre a imer erano 4.
DESRTENDER EL LIN: stendere sul prato falciato, fasci di lino per 20 giorni finchè diventa maturo: si deve rompere stropicciandolo con le mani.
FAIE: piccole matassine attorcigliate chiamate POPE. Due di queste si mettevano sulla rocca per poi filare.
FILAR: alla sera le donne filavano il lino e/o la canapa nella stanza dei filò, al calore del fornel a musat. Ci si sdraiava sul fornello per scaldarsi ascoltando le storie di una volta. Il fornello a musat si scaldava con delle fascine nel pomeriggio (la bocca del fuoco era nella cucina) così alla sera era pronto per il filò.
FIZOI: matasse.
GHEDA: grembiule. Il seme del lino si metteva nel grembiule e si seminava raccogliendolo con la mano.
GRAMOLA: attrezzo appositamente fatto per togliere gli scarti dei fasci di lino.
LISCIVA: acqua bollita nella calgera con cenere.
LINZOL DE LE CORDE: tessuto grezzo con una corda per ogni angolo utilizzato per portare il fieno nel fienile.
MACÀ: battere sul ceppo di legno.
MAZOCHE: la spiga del seme di lino, piena e secca.
MAZOLA: pezzo di legno rotondo con un manico (assomiglia al mattarello solo che con un manico solo).
NASP: arnese per fare le matasse levando il lino filato da fuscello del arcolaio (filatoio).
NET FIL: lavato con cenere al lavatoio con lisciva.
PAPE DE SEME DE LIN: pappe di seme di lino; il seme del lino si bagna con un pò d’acqua, si scalda nella padella di ferro e si mette in un sacco di stoffa (viene come una pappette omogenea: ottima per curare ascessi, stitichezza; un cucchiaio in mezzo bicchiere d’acqua a mollo per una notte bevuto al mattino serve per il mal di denti e per il mal d’orecchie, si appoggia la pappetta sulla guancia/orecchio).
POPE: pulito il lino dopo la gramolatura, spigolatura, si arrotolavano su se stessa quasi da sembrare delle bombolette o pic-otte.
POTOLI: stoppe più ordinarie resti peggiori della pettinatura di lino e/o canapa, messe sul fuso (rocca: bastone con testina), si arrotolavano a mano per la filatura.
QUARANTENA: fascio di pope di lino o canapa.
RESTE: residuo che esce dal lino mentre si gramola.
SCADENTE: tela meno bella più gropolosa.
SPIGOLA: asse con chiodi girati all’in su. Anche questo attrezzo lascia cadere le reste, ultimo residuo prima di filare.
STOPPE: gambi di lino grossolani, scarti delle fibre di lino e/o canapa per stoffe resistenti.
VAN: un grande setaccio in vimini, fatto di forma rotonda con un bordo fatto con un legno alto e metà con un legno più basso la cui base era bucata con dei fori minimi. Veniva usato nei giorni di vento per pulire il lino.